28 agosto 2006

l'occhio per terra


PIANA PIATTA LA SUPERFICIE DEL FONDO DELLA POZZA DI SALE DI PIETRA DI SCOGLIO PIATTA E ORA IL FOGLIO E' IN PIANO E COMODA E' LA SCRITTURA DRITTA E PICCOLA E FLUIDA DI TRATTO SOLO CON POCO ATTRITO DI GRAFITE SEMIMORBIDA E TENUE BIGIA E LUMINOSA MENTRE VENTO INTONA COLPI DI ACQUA GONFIA SULLE ROCCE E STRIDULI GLI URLETTI UMANI E GUAZZI E SPRUZZI E TUFFI TRA UN COLPO E L'ALTRO INTANTO PIANO IL TRATTO CORRE E LEGGERO NEI CONTENUTI E IRRISPETTOSO DI SERVIRE IL SENSO O DI SERVIRE A QUALCOSA A QUALCUNO A CHE... TRILLO DI CELLULARE ONNIPRESENTE MAI AMICO SEMPRE UTILE INTERESSATO COME SE TUTTI I MOMENTI DEL TEMPO FOSSERO UGUALI COME SE IL CORPO E NEANCHE LA MENTE POTESSERO MAI ALLONTANARSI DAL CONSUETO E STACCARE VAGARE NEGARSI... VOLTO PER TERRA E SGUARDO RADENTE IL SUOLO LA PIANA SUPERFICIE DELLA POZZA NITIDI GLI OGGETTI NEL SOLE I COLORI PIENI DI VITA LA MESSA A FUOCO DELL'OCCHIO PIENA SUL VICINO SFOCATA SUL DISTANTE PENNA OCCHIALI SCARPE SPUGNA PIETRA E LI' SEDIA ROCCE TORRE E DIETRO SUONI E CIELO... IO STO. TRA CIELO E MARE DAVANTI ALLA TORRE DI ROCA VECCHIA.

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1 Comments:

Blogger vento said...

L’attesa e lo scatto
di Mauro Marino

L’attesa è tutta per la ‘sinfonia pizzicata’, niente la eguaglia nella sua Notte. Nessun’altra andatura, nessun altro canto, nessun altro ritmo. Anche la tenerezza latina del Buena Vista Social Club è solo un riscaldamento, un surplace d’attesa prima dello scatto che viene nella sintesi ibrida del tutto ‘mesclado’ di generi e sentimenti. La grande Notte è questo incontro, questo brivido. Questa la marca di un lavoro sottile che l’esperienza ha maturato in questi anni di lavoro intorno e con la musica in terra di Salento. Finezza e finitezza di Ambrogio Sparagna, la ‘mujer’ che ci siamo trovato per partorire la meraviglia di un’orchestra autenticamente popolare che fonde e confonde con la sua umanità, con le sue emozioni, col suo osare. E, l’attesa è premiata, lo scatto viene, tutto sale, ‘scazzecatu’ nell’accellerazione che Claudio Giagnotti Cavallo sollecita e imprime, anima gitana di questa terra di rubacuori, che vuole e sa volare, con le sue diversità di caratteri e umori. L’irruenza sorridente di Pino Zimba e quella selvatica di Uccio Aloisi, il raffinato arpeggio cantato di Emanuele Licci, i freschi fraseggi jazz di Raffaele Casarano, la gamma di una varietà di scena che molto altro può. E ci accorgiamo che, la “salentina linda linda” non ha più occhi calanti, non cede tempo al rimorso e sceglie cantare schierando la sua forza: Alessia Tondo, grazia cristallina dell’ultima generazione e i sospiri di Antonio Castrignanò che a tutti dice l’antitodo dell’amore.
L’attitudine alla voce l’avevamo dimenticata prima di questo nuovo avvento della salentinità, la cura è venuta dall’alzarsi di una genenrazione che si è allevata nell’ascolto, tesa tra memoria e presente. Antonio Amato, Raffaele Pastore, Claudio Prima, Mimmo Epifani, Giancarlo Paglialunga con diversi timbri, estensioni ed accenti allargano il valore contadino della composizione necessaria e spontanea: l’amore e il lavoro, il pane poetico dei dannati della terra si fa canzone. Nessun timore per ciò che sa di pop, in una consonanza che apre la semplicità alla complessità contemporanea. La Notte col suo progredire è palestra che sperimenta, scuola di maturazione di sonorità e di voci ormai certe: Enza Pagliara, Ninfa Giannuzzi, Emanuela Gabrieli, Alessandra Caiulo, Maria Mazzotta, Lorena Cafueri, Stefania Morciano, Stella Grande, Silvia Gallone, Michela Bruno sono il frutto da proteggere e accudire. l’Orchestra il valore da moltiplicare in nuove occasioni di ensemble.
Rina Durante forse non se l’aspettava questo fiorire; l’aveva sicuramente sperato quando con sapienza seminava per un canzoniere e lo nutriva sapiente d’ironia. Con la sua calda sfrontatezza, la sua compassionevole anarchia concimava una ‘quistione meridionale’ che per sottrarsi al giogo della Storia doveva trovare nel popolo i suoi interpreti attivi. Con la Notte questo è accaduto!

19:30  

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