20 dicembre 2006

Report nella città creativa 4 ::: Cose di Cinema :::

Mercoledì 20 e giovedì 21 dicembre dalle ore ventuno, presso le Officine Culturali Ergot, in Via Palmieri (P.tta Falconieri) a Lecce, due serate dedicate ai corti e al cinema con "Cortizone" rassegna di video e di visioni a cura di Cristina Ria. Il programma prevede una ricco catalogo dalla collezione di Visionaria curata dal regista Enea Garrapa, che presenta i lavori di Andrea Cananiello, Enea Polimeno, Diana Costa, Simone Pellegrino, Dino Caldarazzo, Giuseppe Finguerra, Antonio Meucci, Raffaele Vasquez. In programma la visione di "Dialogando con il cinema europeo" del regista e autore Gianluca Camerino, report documentario dedicato al festival leccesedi primavera e una conversazione con Vincenzo Camerino dal titolo: "Gli sguardi inquieti del cinema".
Ne ha fatta di strada la ‘settima arte’ nell’arco di un secolo, più di ogni altra è segno delle palpitazioni del Novecento, della sua vertigine onnivora, onirica e onniveggente. Dai primi rudimenti della lanterna magica e degli artifici ottici, all’oggi informatico, che velocemente scorda il passato prossimo dell’immagine chimica nel misterioso farsi delle emulsioni fotografiche e approda al confort dell’home video che sostituisce e svuota le sale cinematografiche e freneticamente moltiplica le ‘case’ di produzione. Il digitale ha portato un radicale cambiamento nell’approccio con il mezzo, democratizzandolo e volgarizzandolo. Non c’è più mistero, tutto è possibile, alla portata di chi vuole ‘scrivere’ l’accadere della realtà. L’automatismo della ripresa, l’accessibilità agli strumenti, allargano la platea degli aspiranti filmakers esaltando quelle particolarità autoriali che scuotono l’immaginario continuando ad inventare con e per il cinema.
Magia di una macchina di luce che è sintesi di lingue. Sincretismo sublime e sublimante. Un angolazione, uno sbieco dello sguardo che costruisce, sostituisce, illude la realtà. La costringe, la libera, la idealizza. E il tempo non è più, la Storia non è più, gli occhi che guardano non sono più occhi ma protesi ottica che si apre e si dispone alla scoperta d’un altro reale. Mirare una visione e in silenzio accogliere il racconto, il divenire delle immagini. La lingua dell’autore ci porta, ci accompagna, ci accudisce nell’’intero’.
Il Salento e Lecce su quest’onda hanno trovato la loro “nouvelle vague”. La cifra della luce, dello spazio, una freschezza di approccio quasi d’avventura è stata, da un lato, pretesto di una adunata di cineasti che ‘scendono’ in Salento attratti soprattutto dalla possibilità di produrre a basso costo e, dall’altro, distinguo di quelle sensibilità locali che attraverso il cinema hanno messo in moto la macchina dell’orgoglio identitario, del desiderio di indagare passato e presente presentandolo ad una ‘mdp’ nell’attimo dell’accadere meridiano, scrivendo e inventando storie.
Molti gli interpreti di questa autonomia creativa clamorosamente capace. Edoardo Winspeare, Davide Barletti, Paolo Pisanelli. I maestri di linee di lavoro originali e potenti nell’impianto di costruzione della visione.
“Pizzicata”, “Sangue Vivo”, “Il miracolo”, ma anche le opere ‘minori’ del regista di Tricase segnano un Sud sempre traversato e attratto dal dolore, chiave di un sentire ‘trascendente’ che si ri-trova e libera nella rammemorazione del sé. Individualità e comunità tenute insieme da un sistema rituale che si rigenera, mostrando la forza d’un territorio che è luogo dell’anima. Segreto, che solo le sensibilità creative percepiscono, rispettano e valorizzano appieno. Su questo Winspeare ha fondato sin qui la sua estetica, accogliendo l’insegnamento neo realista che raffigura la cadenza del tempo storico e la trasfigura nel dramma.
Davide Barletti e il suo collettivo di sodali scardina l’impianto narrativo affinando lo stile compositivo a sintonie hip-hop, altra rilevante ‘tradizione’ salentina. Italian Sud Est è un capolavoro della costruzione filmica digitale, raffinata fusione di andature visionarie e di sensibilità autoriali che scorticano l’oleografia di un Salento da cartolina mettendo in scena la ‘semenza’ più autenticamente ‘altra’ che lo scrigno custodisce. Un Salento traversato, travagliato, gridato, messianico e svelante che trova come contro canto l’acrimonia di due, ‘gatto e volpe’, rappresentazione dell’invidia che la normalità ha del folle, del semplice bonario e spirituale. Un San Giuseppe-Giggellino ingenuo, idiota - l’illuminato cui è dato ‘sapere’ - è la guida di questo fantastico srotolo di storie e di emozioni.
Paolo Pisanelli l’altro rigoroso, che sceglie la sponda del documentario per fare un cinema del reale che come quello dei grandi è tessitura di stupore, scavo dei territori che attraversa. I suoi documentari negli ospedali psichiatrici di Roma e di Firenze, il racconto del gay pride, l’ inseguimento biografico dedicato a Don Vitaliano alcuni dei report del regista leccese con il grande affresco del Sibilo Lungo dedicato al Salento, disincanto non solo del portato tradizionale della ‘taranta’ ma anche della filmografia documentaristica che l’ha accompagnata.
Ma c’è molto altro l’officina del cinema è generosa di talenti e sfonda all’indietro nel tempo.
Alle origini ‘vhs’ c’è Adriano Barbano inventore di televisioni e di film, poi Marc Van Put, iniziatore con Giuliano Capani della stagione della divulgazione professionale della telecamera sino all’oggi popolato di vocazioni e di talenti.

Carlo Michele Schirinzi che dalla pitto-fotografia con naturalezza smargina in una video arte d’autore, raffinata ed artigiana che lo vede artefice totale, intrigato interprete del suo immaginario. Gianluca Camerino che con delicatezza graffia la crosta di un Salento indifferente che scorda i suoi poeti e i guai della modernità. Biagino Bleve portatore di leggerezza e di sfottò neoromantici, Maurizio Buttazzo, Roberto Greco registi, ideatori di spazio e di soluzioni tecniche che hanno permesso a molti di crescere la loro passione cinematografara. Caterina Gerardi, Giovanni De Blasi, Ippolito Chiarello, Marta Vignola, Corrado Punzi, Caterina Mangiò, Roberto Quarta, Davide Faggiano, Giulio Schirosi, la vasta platea dei ‘migliori’, interpreti di un movimento che nonostante la difficoltà di un territorio lento nell’apprestare e affinare una sua più efficace struttura di promozione e di supporto continua la sua ricerca.

MM

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