20 dicembre 2006

Report nella città creativa 3 ::: La poesia. I nuovi costruttori :::

La poesia odora
è poesia da tutte le parti
ed io mi fingo lo specchio in cui trafugo
quei sogni accorti che ti racconto.
Antonio Verri

Due virgole di luce segnano l’abside dell’Auditorium Diocesano della Vallisa, a Bari, nel giorno di Santa Lucia. Variazioni di blu, tagliano la scena di “Sudario, le voci dei poeti sul corpo del Sud”, le parole e i suoni l’addensano. Fogli che cadono, ascoltati da una platea attenta, capace di accogliere. Ospite: Enzo Mansueto, felice regista di una tessitura per molti versi inedita. Con lui, autore del progetto ‘La Zona Braille’, il compositore Davide Viterbo e il cantautore Angelo Ruggiero; Giovanna Marmo, napoletana, “poetessa vaga e crudelmente fiabesca” accompagnata dagli sperimentalismi sonori e cantautorali di Nino “Ninette” Bruno. Mario Desiati, poeta e narratore che ha prestato la voce all’Inferno Minore di Claudia Ruggeri e i ‘nuovi poeti salentini’ - Rossano Astremo, Luciano Pagano, Gioia Perrone, Ilaria Seclì e Irene Leo - accompagnati dalla virtuosa sensibilità musicale di Claudio Prima, Redi Haza, Emanuele Coluccia. Insieme hanno ‘cantato’ i loro versi “sul corpo morto dello stereotipo meridionalista, luogo comune trito e infecondo, e sul corpo morto di voci defunte, troppo presto, ma che grazie alla poesia, ritornano come impronte sul sudario”.
Questa volta per il nostro report nella città creativa, partiamo da Bari. Da quest’evento, ospitato nella terza edizione del festival musicale Le Voci dell’Anima - Occidente Oriente, andiamo incontro alla sostanza della poesia che a Lecce e nel Salento è fatto concreto che riguarda persone, esperienze e anche luoghi.
Si può viaggiare attraversando l’immateriale? Incrociare la traiettoria di una voce, di un sussurro? Camminare in punta di piedi su tracce d’inchiostro, osservare non visti il divenire di un verso tinto di penna o scolpito, con la luce, su uno schermo. Si può? Sì, si può!
La poesia è “cattura del soffio”, matrice che dà corpo e sostanza all’immaterialità. C’è un pensiero, un’idea e poi un movimento di mani, di corpo, di anima, di voce che mette le cose in vita.
Per capire l’ultima onda del fare poesia, e trovarci a nostro agio in compagnia dei sodali del “naviglio innocente” indaghiamo un passato non molto distante, a bordo della “nave castro” bordeggiamo verso Guisnes, in cerca di Antonio Verri, l’ultimo interprete della tradizione novecentesca. Il ‘moderno’ saraceno, che osando il ‘post’ ha scritto la pagina più completa e prospetticamente certa dell’esperienza letteraria di Terra d’Otranto.
Lui era umile e caparbio, sincero ed ingenuo. Certo nell’osare, spericolato e gentile maieuta di volontà. Custode affettuoso di vite. Un angelo! Motore ideale - ed anche concreto - di pratiche che hanno sdoganato la ‘soggezione’ salentina, aperto il recinto della provincia, presagito l’importanza del margine, della piega, del confine. L’esortazione del suo “Fate Fogli di Poesia Poeti!” può essere considerata il manifesto dell’agire poetico salentino di questi anni, ispirazione e modello di una necessità di dire e di dirsi, incontenibile. Di una densità operativa che trova oggi, a più di dieci anni dalla sua scomparsa, spinte di accelerazione e di completamento che pienamente hanno accolto la ‘maestria’ che da lui viene, modello operativo diffuso e condiviso, con ipotesi ed articolazioni intellettuali che smarginano i generi.
Se si guarda bene c’è un ‘attaccamento alla poesia’ che nel Salento è sempre presente, si rinnova, viene fuori, in un crescendo suadente e pervasivo. La sua qualità poetica trova tempo e occasioni per esprimere la sua valenza e la sua autonomia. Che clamore di relazioni! Che ricchezza di incontri! Nel passato come nel presente. Aggregati, avventure private, vaneggiamenti e scontri teorici, racchiusi in pagine che s’interrogano e trovano risposte, incanti, stupori. Strati, sedimentazioni, storie di vite disincantate, romantiche e tragiche, sino all’oggi vitale e vitalistico in un riscatto montante, capace di opportunità creanti.

Ilaria Seclì, Gioia Perrone, Elena Cantarone, Carla Saracino, Marthia Carrozzo, Michelangelo Zizzi, Luciano Pagano, Rossano Astremo, Giuseppe Semeraro, Andrea Aufieri, Vito Antonio Conte, Angelo Petrelli, Paolo Antonucci, Vito Lubelli, Giovanni Santese, Tiziano Serra, Simone Giorgino, sono i protagonisti di una ‘via vai’ che attraversa la città, i suoi luoghi, il suo tempo, dilatandola al mondo, contemperandola alla contraddizione dell’oggi, avendo occhi per interpretarla nelle andature del verso spesso sferzante, crudo, acido. Nomi non a caso, scampoli di storie unite da percorsi che hanno avuto in comune tempo, coincidenze e fughe. Incroci d’attimi e generosi incontri, nati a sommuovere l’ordinario ‘non so’, motivati da un forte desiderio di condivisione. Con aspettative e orizzonti. Frequenze, abitudini, modi di pensiero e di scrittura diversi che hanno avuto occasioni, amori e passioni comuni, stesso progetto. Per tutti la poesia, l’esercizio dello scrivere, la pratica del ‘dono’, della verifica costante confrontandosi in letture private e pubbliche, in scambi di suggestioni, in innamoramenti autoriali, in infatuazioni poetiche che danno corpo lirico vivo e militante, alimentando con nuova linfa percorsi già aperti nel lungo cammino del Novecento e dei suoi interpreti, ormai sommi.
L’oggi della poesia osa. Lascia la pagina e ‘rischia’, gioca le regole del teatro, tira fuori la voce, crea situazioni. Poesia-voce lasciata libera, fuori in evanescenza di tempo, nella luce che abbaglia. Guardiamo un Salento ‘opera’, dove il tempo contiene vicende che mutano il nome ma non la sostanza della loro carica emotiva e creatrice, capaci di calibrare, per accumulo d’esperienza, ogni rigore necessario a segnare il Progetto. Per scordarlo, lasciarlo alle mani che sanno pensare e de-pensare… libere di nutrire materia e natura. Uno svegliarsi d’attenzione che immagina, sente e scrive definendo percorsi, scorci di bellezza, stupori e sprofondi. Dalla linea del cuore, come per Verri, costruttori di armonie.

MM

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