25 ottobre 2006

Ahi! Ma con la bicicletta dove?!


La notizia è che Lecce è l’unica città del Sud d’Italia, in cui l’indice di ciclopedonalità è più di 10 metri equivalenti per abitante. Un dato che fa guadagnare alla città un po’ di punti, in bassa classifica, nell’annuale rapporto di Legambiente sull’ecosistema urbano. Ma molti si chiedono: dove sono le piste ciclabili?
Le biciclette sì, pian piano entrano nelle scelte dei leccesi, con fatica tentano di imporre uno stile, un’andatura diversa, con impropri zig-zag tra pedoni (nelle isole pedonali, anche queste punto di qualità della città) e le automobili, che insofferenti ad ogni rallentamento, travolgono spesso ciclisti e pedoni, lanciate sui rettifili dei viali, in particolare quello ‘ultimo’, dell’Università, che registra numerosi incidenti da quando è stato ridisegnato. Ma oltre i saliscendi dai marciapiedi non c’è ombra di piste, in città, per chi pedala, come quelle vere, attrezzate, esclusive e regolamentate che si vedono a Cesena o a Ravenna, comunità evolute da questo punto di vista.
A Lecce, l’utopia ciclistica può aver luogo fuori città, ma su vere e proprie piste da cross. Sui percorsi ciclo-turistici di Rauccio, non sempre aperti e praticabili o sulla lunga striscia d’asfalto che costeggia, con undici chilometri di buche, la via del Mare. Strada anche questa ormai senza anima, irrimediabilmente snaturata, nel suo omologarsi agli standard, con lo spartitraffico al centro della carreggiata che ha sostituito la lunga linea di oleandro rosa, bianco e rosso che caratterizzava l’andare al mare d’un tempo. Ma si sa, la sicurezza e la necessità della velocità non sempre si concertano con la bellezza, che è valore sacrificabile, specie quando richiede cura, manutenzione, accorgimenti e forza lavoro. Meglio il cemento che non fiorisce, non secca e non cresce.
Ciclabili, nei paesi, tutto intorno a Lecce sono diventati i vecchi tratturi e le strade vicinali che costruiscono una rete di collegamenti interpoderali anche affascinanti, ma chiamarle piste ciclo turistiche, solo perché servite da una approssimativa segnaletica e quanto meno improprio perché rimagono aperte al traffico veicolare. Certo tutto è servito ad intercettare finanziamenti. Ma insieme al denaro era interessante anche importare la cultura ispirativa di certe progettualità, concependo la necessaria sensibilizzazione e l’invito all’uso della bicicletta in un territorio e in una città ideale pianeggiante e climaticamente sostenibile. Ma, si sa, non c’è tempo e volontà per tentare e praticare il dialogo con i cittadini. Speriamo nell’incontro del prossimo 1 novembre che con una pedalata inaugura ‘Lecce in bici’. Ci auguriamo non sia il solito bluff propagandistico!

MM

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