13 novembre 2006

i nostri paesi cambiano

vogliono somigliare tutti alle grandi città. circonvallazioni, viali, opere monumentali. amministratori modesti, meschini direi, che per nascondere la loro ignoranza si fingono faraoni, per lasciare ai posteri un segno, una firma del loro passaggio. e sperperano soldi nostri. invece no, quei soldi servivano a recuperare ghetti fatiscenti, oppure aree di archeologia industriale che se sapute valorizzare sarebbero state bellissime. la vocazione dei nostri borghi era altro. era il piccolo, il raccolto, il funzionale. nel quale inserire le nuove necessità, ma senza sventrare la storia, come a vergognarsene. una vecchia fornace non si distrugge. si restaura, e ci si mettono dentro abitazioni e negozi, oppure una biblioteca o un centro culturale, un cinema. niente, ruspe e geometri annullano quell'equilibrio vecchio e fragile, e lo sostituiscono con migliaia di metri cubi di banale abitare moderno. vivere senza storia è doloroso. senza bellezza è inutile. senza radici è pericoloso. molto.

Lapo

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