16 febbraio 2007

Pali e cavi neri

Viene da chiedersi se il nostro sindaco e suoi uomini camminino per le strade della città. E subito dopo la domanda è …cosa pensano? Riflettono sulle scelte che compiono? Sono mai presi dallo sconforto per i disagi ed i danni che il loro operare provoca?
Cosa provano guardando la selva di pali neri (moderni littori dell’elettrificazione) che ormai contorna il centro cittadino?
Una vera foresta di metallo che si sommerà presto al fitto reticolato della caveria di alimentazione della metropolitana di superficie che già si può ammirare in atto appena fuori della stazione ferroviaria, sul nuovo grande rondò della Questura, su viale Gallipoli e su altri importanti nodi viari interessati. Una vera iattura per una città che non ha larghi boulevard, che vedrà sfoltite le chiome dei pochi alberi cui è dato d’esistere e che dovrà avviare una difficile convivenza con un ridimensionamento delle sue abitudini prime fra tutte le corsie preferenziali da non usare come spazio di sosta, ‘sport’ molto amato dai nostri concittadini. La ciliegina sulla torta della città ‘polista’ rischia di divenire indigesta. Veramente credono i signori di Palazzo Carafa che quella sarà la chiave di volta per una riduzione del traffico? Veramente credono che i leccesi cambieranno le loro abitudini trasformandosi in entusiasti avventori del tramvai? Certo l’uso di mezzi elettrici serve a ridurre l’emissione di gas nocivi e sappiamo quanto Lecce sia alle prese con i problemi dell’eccesso nell’aria di polveri sottili, aggravate quest’anno da un inverno per niente piovoso, ma c’è da chiedersi se non si poteva giungere allo stesso risultato ampliando la ‘flotta’ delle corriere (è già stato fatto ma con veicoli che sono grandi il doppio di quelli già in circolazione) e avviando parallelamente ad una campagna di responsabilizzazione dei cittadini una severa regolazione dei flussi veicolari in città.
Ma si sa il nostro sindaco e i suoi uomini amano pensare in grande, un pò ‘ufani’ per dirla alla leccese e pensano ad una Lecce europea non partendo dalle sue peculiarità ma immaginandola come una Parigi, una Bruxelles, una Milano(?) lontana dai ritmi ‘meridiani’ che la fanno soavemente indisponibile (ahinoi!) alla rinuncia e al cambiamento.

MM

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